Tagli

A volte bisogna darci taglio. Netto. Drastico.

Un gesto spinto dall’impeto, a volte dalla rabbia, un raptus di follia, altre volte da un impulso irrazionale del proprio istinto.

Recisione, riduzione, diminuzione, interruzione, fine.

Sono le prime definizioni che si associano all’azione o idea di taglio.

…e perché non vederci un inizio?

C’è chi vede inizi nella fine di qualcun altro. 

San Valentino 

​A San Valentino si celebra l’amore. Io non ci credo più tanto, in quello fra esseri umani, ma credo nell’amore per tanti piccoli particolari della nostra vita, che la rendono più bella e speciale.

Amo la sveglia che ogni mattina mi ricorda che sono viva, amo le fusa dei miei gatti che mi amano e si fanno amare, amo l’odore del caffè, amo girarmi una sigaretta e fumarla appena accendo la macchina. Amo il colore del sole che spunta, quando lo vedo appena alzata dal terrazzo di casa. Amo la mia casa, anche se è piccola, anche se è difettosa, lo sono anche io. Amo il mio lavoro e amo la libertà che mi regala. Amo leggere, più di ogni cosa. Amo scrivere, nelle parole, anche le più formali, c’è un po’ di me. Amo il lago, a tutte le ore, in inverno e in estate, lo amo perché si prende le mie tristezze e in cambio mi dà quiete. Amo la birra, perché è amara ma è buona, come la vita. Amo guidare, da sola. Amo ascoltare la musica in cuffia e cantare tra me e me. Amo un bambino che ho immaginato e che non concetti conoscerò mai. Infine amo me stessa, per quello che sono stata e per quello che sarò, per la mia forza e la mia sensibilità, per il menefreghismo che riesco ad adottare, per i pianti sotto la doccia, per la volontà e l’abnegazione, per l’impegno e l’incostanza.

Cicatrici ipertrofiche

​Una cicatrice ipertrofica è un tipo di cicatrice riconoscibile perché in rilievo, in quanto sotto al primo strato di tessuto di continuano a formare fibre in eccesso. 
Ho un’ottima cicatrizzazione, solo una volta mi è capitato di sviluppare una cicatrice ipertrofica. Avevo 5 anni e mamma mi aveva comprato un paio di calze bianche con i fiocchetti blu. Ne ero orgogliosissima, mi facevano sentire una signorina in accoppiata con la gonna a pieghe blu che faceva la ruota. Le sfoggiai un giorno a scuola, ma uscendo, presa dall’euforia che solo a 5 anni puoi avere, cominciai a correre lungo il marciapiede tentando di prendere la mia amichetta del cuore. In questa corsa forsennata l’asfalto appena ricostituito mi colse in fallo e caddi rovinosamente. Tanto dolore al ginocchio e ancor di più per aver irrimediabilmente distrutto le mie bellissime calze nuove. Memento di quell’evento, come per non dimenticare che correre troppo e senza attenzione porta a risultati disastrosi, fu una cicatrice ipertrofica sul ginocchio. Mi ha accompagnato fino a oltre i venti anni, sempre bianca, sempre in rilievo, in mezzo al mio ginocchio ben fornito di melanina.

Poi piano piano è scomparsa, è diventata prima liscia e poi ha acquistato il colore della pelle circostante. Oggi non immagineresti che lì c’era un’orribile cicatrice.
Un anno e mezzo fa mi sono ferita nuovamente, non ho distrutto calze, ma sono caduta rovinosamente mentre stavo correndo. Ricorrevo il futuro che mi ero costruita in testa, volevo prenderlo con tutte le mie forze e quando credevo di esserci ho allungato la mano, si è spostato e mi ha fatto incontrare il duro pavimento della realtà. Che scontro! Il risultato è stata una grossa ferita, che ho messo tutte le mie forze per curare rapidamente. Ci ho buttato su dell’alcool, che, si sa, disinfetta. Le ho levato il nutrimento, così non poteva crescere ancora. Poi bagni di acqua e sale, perché si dice che il mare curi tutte le ferite. Infine ci ho messo su un bel cerotto, in maniera che non prendesse aria, che nessuno potesse vederla e che anche io pian piano dimenticassi la sua inestetica presenza. Ha funzionato, c’è chi ha presto dimenticato, anche io in certi momenti ho creduto davvero che non facesse più male. Se non fosse che su una ferita che non è proprio chiusa, appena prendi un piccolo colpo, senti un dolore più forte. Ogni piccolo colpo è stato a lungo un dolore forte, interno, intimo. Un dolore che fa piangere, ma in solitudine. La ferita è diventata una cicatrice ipertrofica, gonfia e rossa. Il tessuto là sotto è cresciuto e spinge fuori, ogni tanto arriva una bottarella che mi fa riprovare tutto quel dolore là. “Credevi di avermi battuto, invece sto ancora qua, proprio come mi avevi lasciato”. Sto aspettando di non vederla più, sto aspettando che si appiani e prenda il colore della pelle che la circonda. Attendo di vederla abbronzata e sana. Attendo che quel dolore non compaia più, che diventi solo un ricordo.

Solo tre parole

​Tre parole, solo tre per nascondere tutte quelle che non ci siamo detti, che non riusciremo a dirci mai. Due parole per dirti che ti voglio bene, che non smetterò mai di volertene, neanche volendo, neanche con tutto l’impegno. Una parola, credo io, per dire che anche per te è lo stesso.

Non lo so se mi pensi ogni tanto, non lo so se ogni tanto vorresti sapere come la penso, se vorresti un mio consiglio. Io spesso. Quando mi sento smarrita penso a te, a volte mi fai ritrovare la strada, altre me la fai perdere ancora di più.

Tre parole per segnare un giorno speciale, che difficilmente smetterà di esserlo. Altre vite, altri mondi, altre esperienze eppure un filo so che c’è, da qualche parte, fra la prima e la seconda pelle, tra la testa e il cuore. È un filo robusto ma invisibile, che per quanto il nostro impegno potrà essere grande e cocciuto non si spezzerà. 

Un passo dopo l’altro andiamo avanti, un passo dopo l’altro ci trasciniamo inesorabilmente il passato dietro: quell’estate, i baci, noi, le fantasie, le nostre risate.

Potremmo tornare (?)


[…]perdonare presuppone odiarti
e se dicessi che non so il perché dovrei mentirti
e tu lo sai che io con le bugie
mi manchi veramente troppo troppo troppo
ancora

Ho passato tutto il giorno a ricordarti
nella canzone che però non ascoltasti
tanto lo so che con nessuno
avrai più riso e pianto come con me
e lo so io ma anche te
quasi 30 anni per amarci proprio troppo
la vita senza avvisare poi ci piovve addosso
ridigli in faccia al tempo quando passa
per favore ricordiamoglielo al mondo
chi eravamo e che potremmo ritornare

Passo la vita sperando mi capiscano
amici e amori affini prima che finiscano
e ancora sempre e solo
una strada, la stessa
scelgo sempre la più lunga, la più complessa
quindi perché mi scanso invece di scontrarti
e tu perché mi guardi se puoi reclamarmi
ricordi ce lo insegnò il 2013
io e te all’odio non sappiamo crederci

Come si sta senza di me?

​Volevo scriverti. Non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me.

Io non sono mai stato senza di me e quindi non lo so.

Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno, a non avermi pronto lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene.

Forse si sta meglio, o forse no. Però mi e venuto il dubbio e vorrei anche sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te. Perché sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così. 

Ho addirittura dimenticato me stesso per poter ricordare te.
Søren Kierkegaard ‘Diario di un Seduttore’

Privilegi

Ti ho dato dei privilegi: quello di tradirmi, quello di farmi male, quello di approfittare della mia infinita fiducia, ma anche quello di stare con me, di prenderti il mio amore, di dividere tutte le esperienze della mia vita e una casa con me. Ti ho dato il privilegio di stare con me, perché forse non sono incredibilmente bella o simpatica o intelligente, ma io so che stare con me può essere considerato un dono, tu lo hai avuto con tanto di fiocchi, carta dorata e brillantini. Hai avuto il meglio di me e non lo avrà mai piú nessuno. La verità è che non te lo sei meritato, alla fine hai dimostrato di non meritarlo.

Ti ho creduto, ho continuato a crederti, poi mi sono fatta distruggere dai sensi di colpa, ancora li provo. Fortunatamente ogni tanto ho degli attimi di lucidità e mi chiedo perché dovrei sentirmi in colpa. Perché ho deciso di andare avanti? Perché ho deciso che 13 anni di vita che ti ho regalato erano sufficienti? Perché ho pensato che in qualche modo dovevo raggiungere i miei obiettivi, anche senza di te? 

Hai detto che è stato troppo presto, ma almeno io ho aspettato dopo. Ho aspettato di essere certa che eri andato via e non saresti tornato. Me lo hai scritto proprio tu, poche ore prima di svuotare casa da quello che era rimasto di te, poche ore prima di raggiungere la tua distrazione. Tu hai fatto prima: ti sei invaghito, ti sei distratto, ti sei fatto consolare, ti sei fatto perdonare. Hai portato nella mia vita momenti di profondo sconforto, momenti in cui avrei voluto scambiare il mio successo con il tuo insuccesso, avrei voluto prendere il tuo male e mettermelo dentro, per toglierlo a te. In cambio hai deciso che meritassi prima di essere tradita, poi riempita di bugie, poi svilita, poi rimproverata, infine cancellata.

E come sempre quando penso a te mi chiedo:

MA DOVE HAI TROVATO IL CORAGGIO DI FARMI COSÌ MALE???

Sai che

Sono tornato a rivedere 
Quel posto in cui andavamo insieme 
Dove pioveva col sole

Ma no 
Che non c’era più quella sensazione 
Di gioia serena 
Ricordi com’era 
Che tutto splendeva 
E io volevo te, tu volevi me

Eravamo davvero felici con poco 
Non aveva importanza né come né il luogo 
Senza fare i giganti 
E giurarsi per sempre 
Ma in un modo o in un altro 
Sperarlo nel mentre

Citazione

Troppo amore

​Era troppo amore.

Troppo grande, troppo complicato,

troppo confuso,

e azzardato e fecondo e doloroso.

Era tutto quello che potevo dare,

più di quanto mi convenisse.

Per questo si infranse.

Non si esaurì, non finì, non morì,

semplicemente si infranse,

crollò come una torre troppo alta,

come una scommessa troppo alta,

come un’aspettativa troppo ambiziosa.
Almudena Grandes Hernández