Potremmo tornare (?)


[…]perdonare presuppone odiarti
e se dicessi che non so il perché dovrei mentirti
e tu lo sai che io con le bugie
mi manchi veramente troppo troppo troppo
ancora

Ho passato tutto il giorno a ricordarti
nella canzone che però non ascoltasti
tanto lo so che con nessuno
avrai più riso e pianto come con me
e lo so io ma anche te
quasi 30 anni per amarci proprio troppo
la vita senza avvisare poi ci piovve addosso
ridigli in faccia al tempo quando passa
per favore ricordiamoglielo al mondo
chi eravamo e che potremmo ritornare

Passo la vita sperando mi capiscano
amici e amori affini prima che finiscano
e ancora sempre e solo
una strada, la stessa
scelgo sempre la più lunga, la più complessa
quindi perché mi scanso invece di scontrarti
e tu perché mi guardi se puoi reclamarmi
ricordi ce lo insegnò il 2013
io e te all’odio non sappiamo crederci

Come si sta senza di me?

​Volevo scriverti. Non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me.

Io non sono mai stato senza di me e quindi non lo so.

Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno, a non avermi pronto lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene.

Forse si sta meglio, o forse no. Però mi e venuto il dubbio e vorrei anche sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te. Perché sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così. 

Ho addirittura dimenticato me stesso per poter ricordare te.
Søren Kierkegaard ‘Diario di un Seduttore’

Privilegi

Ti ho dato dei privilegi: quello di tradirmi, quello di farmi male, quello di approfittare della mia infinita fiducia, ma anche quello di stare con me, di prenderti il mio amore, di dividere tutte le esperienze della mia vita e una casa con me. Ti ho dato il privilegio di stare con me, perché forse non sono incredibilmente bella o simpatica o intelligente, ma io so che stare con me può essere considerato un dono, tu lo hai avuto con tanto di fiocchi, carta dorata e brillantini. Hai avuto il meglio di me e non lo avrà mai piú nessuno. La verità è che non te lo sei meritato, alla fine hai dimostrato di non meritarlo.

Ti ho creduto, ho continuato a crederti, poi mi sono fatta distruggere dai sensi di colpa, ancora li provo. Fortunatamente ogni tanto ho degli attimi di lucidità e mi chiedo perché dovrei sentirmi in colpa. Perché ho deciso di andare avanti? Perché ho deciso che 13 anni di vita che ti ho regalato erano sufficienti? Perché ho pensato che in qualche modo dovevo raggiungere i miei obiettivi, anche senza di te? 

Hai detto che è stato troppo presto, ma almeno io ho aspettato dopo. Ho aspettato di essere certa che eri andato via e non saresti tornato. Me lo hai scritto proprio tu, poche ore prima di svuotare casa da quello che era rimasto di te, poche ore prima di raggiungere la tua distrazione. Tu hai fatto prima: ti sei invaghito, ti sei distratto, ti sei fatto consolare, ti sei fatto perdonare. Hai portato nella mia vita momenti di profondo sconforto, momenti in cui avrei voluto scambiare il mio successo con il tuo insuccesso, avrei voluto prendere il tuo male e mettermelo dentro, per toglierlo a te. In cambio hai deciso che meritassi prima di essere tradita, poi riempita di bugie, poi svilita, poi rimproverata, infine cancellata.

E come sempre quando penso a te mi chiedo:

MA DOVE HAI TROVATO IL CORAGGIO DI FARMI COSÌ MALE???

Sai che

Sono tornato a rivedere 
Quel posto in cui andavamo insieme 
Dove pioveva col sole

Ma no 
Che non c’era più quella sensazione 
Di gioia serena 
Ricordi com’era 
Che tutto splendeva 
E io volevo te, tu volevi me

Eravamo davvero felici con poco 
Non aveva importanza né come né il luogo 
Senza fare i giganti 
E giurarsi per sempre 
Ma in un modo o in un altro 
Sperarlo nel mentre

Citazione

Troppo amore

​Era troppo amore.

Troppo grande, troppo complicato,

troppo confuso,

e azzardato e fecondo e doloroso.

Era tutto quello che potevo dare,

più di quanto mi convenisse.

Per questo si infranse.

Non si esaurì, non finì, non morì,

semplicemente si infranse,

crollò come una torre troppo alta,

come una scommessa troppo alta,

come un’aspettativa troppo ambiziosa.
Almudena Grandes Hernández

Momenti

Ci sono momenti in cui non riesco a tenere i pensieri fermi, buoni, chiusi da qualche parte inaccessibile. Se ne vanno in giro per la testa e riaffiorano dagli occhi, poi scendono giù dal naso e arrivano sulle labbra dove posso finalmente prenderli e rimandarli giù.

In quei momenti capisco che le lacrime non finiscono, non finiscono mai.

#fertilityday

Oggi si parla moltissimo del Fertility Day, istituito dal Ministero della Salute per il 22 settembre e promosso attraverso una campagna pubblicitaria da brividi. Hashtag ufficiale:#fertilityday.

Voglio dire la mia, probabilmente nessuno la leggerà, ma questa iniziativa mi ha colpito profondamente, perché molto profondo e personale è il tema.

Il succo sono le simpatiche cartoline super social che sono state ideate con lo scopo di spingere gli utenti a metterle sulle proprie bacheche, diffondendo il messaggio che il Ministero vuole far arrivare a tutta la popolazione.

Concordo con il fatto che ci voglia più informazione sulla fertilità, ma soprattutto sull’infertilità, sulle sue cause, su come prevenire… Sono tutti argomenti che bisogna conoscere, che bisogna spiegare e che non bisogna ridicolizzare. Loro l’hanno ridicolizzati.

Non me la prendo con i creativi, avrebbero potuto fare di meglio, ma le campagne non vengono pubblicate così come sono state partorite da Art director e copywriter, c’è un cliente che deve dare il suo nulla osta. Il ministero ha approvato questo stile di comunicazione. Il ministero ci ha ridicolizzati proprio in un punto che per tanti può essere profondamente doloroso.

Racconto la mia storia, ma sono certa che ognuno abbia la sua. Io non sono madre e vorrei esserlo più di qualsiasi altra cosa in questo momento. C’è stato un periodo della mia vita in cui non ero interessata alla maternità, adesso vorrei un figlio, sono pronta per un figlio e desidero fortemente conoscerlo. Ma non posso.

Ho avuto il contratto a tempo indeterminato a 29 anni e sono stata tanto tanto fortunata ad ottenerlo. Guadagnavo 920€ al mese. Grazie ai miei genitori, che a loro volta hanno deciso di avere solo me per essere sicuri di darmi un futuro sereno, ho comprato casa con un mutuo di 644€ al mese. Avevo un compagno, da 9 anni allora, lui non lavorava stabilmente ma con partita iva e non quella di liberi professionisti da parcelle astronomiche. Va da sé che non c’erano i presupposti economici per fare un figlio.

Oggi ho 33 anni e il mio compagno se n’è andato (a questo punto posso dire che non c’erano neanche i presupposti sentimentali per un figlio). Ho un lavoro stabile con uno stipendio più alto e un mutuo più basso. Ho un compagno da pochi mesi, anche lui lavorativamente stabile. Ma non posso fare un figlio se non ho una buona percentuale di possibilità di offrirgli due genitori che si amano davvero.

È facile dire fate i figli, ma i motivi per cui non si fanno sono tanti e diversi per ciascuno di noi. In un figlio DEVE esserci poco di creativo, perché un figlio è una responsabilità di chi diventa genitore. Non è la scelta dell’auto o della vacanza. È la scelta di mettere al mondo un essere umano e chi vorrebbe farlo lo ama immensamente da molto prima di provare davvero a farlo. Amare significa anche rinunciare, per il bene dell’altro, di questo bambino che non chiede di nascere, per rispettarlo.

Oggi vorrei un figlio, ma voglio che nasca nell’amore vero, nella serenità. Amo troppo il pensiero di mio figlio per pensare di toglierli questo. Io sono cresciuta con due genitori che sono sempre stati uniti e affiatati, il miglior esempio che potessi avere. Per mio figlio sogno lo stesso e non è una cosa che si crea da un giorno all’altro, anche se l’orologio biologico (o la clessidra che il Ministero ci ha fatto ben vedere) scorre. 

Noi donne lo sappiamo, ce lo ricordiamo tutti i mesi che il tempo scorre, che un altro ovulo se n’è andato e che presto, sempre troppo presto, il nostro corpo smetterà di ricordarcelo. Non ci serve una campagna pubblicitaria per sapere che i figli è più facile farli da giovani, ma nessuno si è interrogato su quanto sia doloroso vederselo sbattere in faccia in questo modo. 

Ho sofferto guardando quelle immagini e leggendo quelle foto. È come quando uno sconosciuto muove una critica forte e dura su un tratto della tua personalità: ci rimani male. Ci sono rimasta male, perché ci penso tutti i giorni a se avrò un figlio. Non quando, se. L’ipotesi rode ed erode. Fa male. Siccome sono certa di non essere l’unica a trovarsi in questa condizione, posso affermare che lo Stato ha deciso di spendere i miei soldi per sovvenzionare un messaggio che provoca sofferenza e frustrazione. Ecco, questo stasera è pesante da digerire, molto più dei peperoni ripieni. Stanotte avrò gli incubi.
PS: fra le cause di infertilità nelle coppie c’è l’eccesso di stress, dovuto anche alla pressione psicologica legata all’aspettativa di avere un figlio. Grazie Lorenzin, anche per questo.

NB: se volete visitare il sito del Fertility Day da mobile, non funziona. La fertilità non è responsive.

L’estate sta finendo

​Parliamo del mio profondo rapporto con l’estate. C’è chi non ama il caldo, l’umidità, la folla in spiaggia. Io vivrei solo d’estate, in realtà io vivo solo d’estate. Il mare, le giornate lunghe, il caldo, le cicale, i vestiti leggeri, i tramonti incredibili. L’estate è la mia stagione e quando finisce divento triste o più che altro nostalgica. Nel momento in cui il sole scende un po’ prima, in cui la sera si fa più fredda, è quello il momento in cui comincia a mancarmi.

Oggi è uno di quei giorni e mi sono rifugiata nel luogo a cui ho sempre fatto custodire i miei stati d’animo. Guardarlo e sapere che è sempre qui, vicino a me, a prendersi i miei pensieri, mi fa sentire un po’ meglio. Respiro, ascolto, guardo e cerco di lasciargli tutto, per prendere il meglio.