Myself

28 maggio 2005

Lento fluire di pensieri opere e parole come il fumo di una sigaretta che va verso la fine di qualcosa che non c’è. Tante emozioni, una dopo l’altra, lente, poi rapide e poi di nuovo lente. Sornione come un gatto al sole, vivaci come un’onda del mare che corre verso la riva senza tregua e senza fine…Fino all’infinito punto del persempre. Nuvole rapide nel cielo limpido e ignaro. Corpi stesi al sole, caldi, immobili, lenti, morti nella vita. Luce calda, mobile…Fuoco nelle vene, ruggente…Goccia triste e sola, pensierosa, si muove lenta verso il fondo di un freddo bicchiere, ultimo spiraglio di un liquido forte, solo anch’esso perché utile al solo stordimento di piccole cellule insignificanti…Anima inesistente, voce di un tripudio di impulsi simili a luce fioca e triste e felice e poi irosa e poi depressa e poi di nuovo triste e pensierosa. Rapido passo di pensieri senza senso. Pioggia senza fine su un pavimento già bagnato, ombrello inutile perché dove piove continuerà a farlo…Incomprensibile flusso di parole che viaggiano senza meta, senza scopo se non quello di viaggiare…Pensieri leggeri pieni di pesantezza, di eventi destinati ad essere…Futuro senza futuro, gioia immotivata e tristezza motivata…Gente, tanta gente, ride piange si rallegra muore crede vive perché è così che deve essere, è così che sarà per sempre…Volo di uccelli leggeri, come esili pensieri nel vespero migrar…Echi di giorni passati persi nella leggerezza di essere giovani, senza futuro e senza voglia di averlo, passati a essere leggeri, a correre al di sopra della vita che velocemente fugge senza voler e potere tornare indietro. Passato finito e indimenticabile, ricco di emozioni che prepotentemente invadono un cuore già pieno di essi, piccoli omicidi consumati da illusioni mortali…Ricordare per non dimenticare, per non scordare il dolore che t mangia, che divora quel piccolo essere indifeso che vive dentro te, che non aspetta altro se non vedere la luce che mai vedrà, perché lontana e incomprensibile. Dolce essere soli con se stessi, e quei piccoli momenti interminabili che descrivono e si nascondono e mascherano il continuo divenire e tornare degli eventi della vita. Rari momenti di felicità pura, quando nulla deve significare, perché quello che sta accadendo, senza controllo alcuno, include dentro sé tutti i significati che si possono trovare, istanti di completo abbandono allo scorrere dell’orologio che sembra immobile, chiuso in una piccola chioccia di vetro, che segue i numeri uno dopo l’altro, fino a 12 e poi di nuovo1, finché non c sarà più orologio da guardare, perché tutto si sarà fermato. Anche la sfrenatezza dell’amore appena nato, parola usata e abusata per descrivere qualcosa che per definizione non ha fine, ma che invece è più finita di ogni attimo vissuto a contemplare un paesaggio che passa al di là di un finestrino…Ruote rapide su un asfalto inconsapevole, duro, scevro da ogni odio e sentimento, tiene con sé il viaggio di quelle ruote che vanno verso un luogo in cui il sole still shine ma non esiste, perché c si ferma prima, per sfiducia, e cieco odio per ciò che dura, perché consapevolmente fiero di non essere infinito…Ed è fine.

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