gatti, Myself

Addio, Micia

Faccio come le testate giornalistiche per le persone importanti, scrivo un coccodrillo. Lo scrivo per te che per me sei una VIP, per te che sei ancora qui con me ma fra un po’ andrai via, per te che mi hai accompagnato negli ultimi 20 anni. Per te che sei “solo” un gatto.

Voglio scriverti attraverso i ricordi che ho di te, che vanno indietro nel tempo, indietro fino a quando entrambe avevamo ancora tanta strada da percorrere.

Era il 1992 la prima volta che ci siamo incontrate, io avevo 9 anni e tu pochi mesi. Eri nel giardino della mia vecchia casa, insieme ai tuoi due fratelli, eri ancora un batuffoletto bianco a macchie grigie. Mi guardavate con la testa inclinata dallo stesso lato, intensamente, come solo un felino sa fare, ed è stato subito amore.

Non ti ho mai dato un nome, ne ho scelti tanti ma tu sei sempre stata Micia, la mia micia. La gente ride quando lo dico, come si può amare tanto qualcuno che non ha un nome? Per me non hai bisogno di un nome, sei tu e non ce ne sono altre uguali.

Ci siamo trasferiti dopo un anno e tu sei rimasta lì, dove c’era un bel prato e tanto posto dove correre. Ricordo quando ti venni a trovare, appena rientrata dalle vacanze, avevi dei graffi sul muso. Ho capito per chi avevi lottato, avevi due cuccioli, ancora con gli occhi chiusi, uno era uguale a te. Non potevo lasciarti lì, così ho convinto mio nonno e muniti di gabbietta, di nascosto dai miei genitori, ti sono venuta a prendere per portarti, con i tuoi piccoli, nella mia, tua, casa nuova. Non eri una brava mamma, ma io ti amavo ugualmente. Ti ho sempre amato tanto.

Ricordo l’adolescenza, quando è impossibile non passare dei periodi di tristezza infinita e immotivata. Ricordo che piangevo e insieme ai pianti ricordo il tuo sguardo, eri lì e a modo tuo mi davi conforto, con la presenza delle tue fusa, sintomo di amore incondizionato.

Ricordo tutte le volte che mi sedevo al tavolo della cucina, per fare colazione, appena alzata. Indossavo la vestaglia in inverno e a te piaceva tanto. Mi salivi sulle gambe e infilavi il muso sotto al braccio, per poi cominciare a ronfare felice facendo la pasta. Adoravo quei momenti.

Ricordo le mattine prima di andare a scuola quando di soppiatto ti infilavi in bagno per stare vicino alla stufa, mentre mi lavavo. Mamma non era molto d’accordo che tu fossi lì, ma io ti volevo lasciare quegli attimi di gioia a scaldarti.

Ricordo quando mi sedevo dietro alla porta a leggere, ascoltando musica, e tu venivi vicino a me e volevi prendere il posto del libro, per avere la mia attenzione. Ricordo anche che hai sempre avuto un gran carattere, non hai mai amato farti toccare dagli estranei, sei sempre stata scostante e a volte anche aggressiva. In 20 anni da te non ho mai ricevuto un graffio, mai. Ti ho curato e so che ti dava fastidio, perchè per qualche ora poi mi tenevi il broncio, ma hai sempre saputo che non ti avrei mai fatto del male gratuitamente, era per te.

Ricordo quando sei stata tanto male in estate, avevi 13 anni e ti ho portato di corsa in clinica. Ti hanno dovuto operare e tenere una notte intera lì. Ho passato la mia prima notte in bianco, con la paura che mi chiamassero per dirmi che ti era successo qualcosa, che non c’eri più. E mi sentivo in colpa perchè eri sola, in un posto che non conoscevi. Ma ti pensavo, ti ho pensato ogni istante.

Ricordo le sere passate sul divano. Mi è sempre piaciuto addormentarmi davanti alla TV. Io mi stendevo e tu accanto a me, nella stessa posizione, fino a mattina quando mi spostavo sul letto. Ricordo tutte le volte che mi è stato detto che in certi atteggiamenti ricordo un gatto. È il complimento che ho sempre gradito di più, perchè vuol dire che in qualche modo ti somiglio, in qualche modo siamo legate, indissolubilmente, anche se tu hai dei magnifici occhi verdi mentre i miei sono solo marroni.

Ricordo quando tornavo a casa tardi, la notte, ma tu eri sveglia e mi accompagnavi in camera perchè volevi che ti accarezzassi. Ti ho trascurato, ero presa da mille cose e convinta che ci saresti stata per sempre.

Ricordo quando ho deciso di fare un tatuaggio e la mia scelta è caduta su un gatto. Perchè dell’immagine elegante di un felino non mi stancherò mai, perchè per me quella che ho sulla schiena sei tu, che vegli dietro di me e mi sei sempre accanto. Come hai sempre fatto. A modo tuo mi hai abbracciato, baciato e tenuto per mano. Perchè c’eri quando avevo bisogno di affetto, quando avevo bisogno di sentire che nel mondo qualcuno mi amava. Tu mi amavi, sempre.

Ricordo quando sono andata via, a Pesaro. Quando sono entrata a casa ho appeso la tua foto, per poterti guardare anche da lì. E nei momenti di distrazione credevo di vederti passare sorniona, vicino al divano, dietro alla porta. Non eri lì con me, ma c’eri dentro di me. Ho avuto la certezza che per me una casa senza felini è meno casa. La vostra presenza silenziosa ma palpabile rende tutto più vivo.

Ricordo quando sono tornata, nel 2009. Mancavo da casa da qualche mese e la tua fedele compagna, tua figlia, era malata e dopo solo una settimana è morta. È stato un grande dolore e avevo paura che lo fosse anche per te. Sola dopo 16 anni. Non è stato così, hai continuato ad esser la regina di questa casa.

Siamo nel 2012 e hai 20 anni. Ti vedo spegnerti piano piano, non posso aiutarti e non so come farlo. Riesco solo a piangere al pensiero che non ti vedrò più. Adesso già non mi riconosci e sussulti quando provo ad accarezzarti, ma io ti amo anche così, malaticcia e trasandata. Sai, Micia mia, tu ci sarai sempre dentro di me. Ci saranno altri gatti, ma non ci sarà più la mia Micia.

Grazie per questi 20 anni, hai reso la mia vita più bella e piena.

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