Myself

#fertilityday

Oggi si parla moltissimo del Fertility Day, istituito dal Ministero della Salute per il 22 settembre e promosso attraverso una campagna pubblicitaria da brividi. Hashtag ufficiale:#fertilityday.

Voglio dire la mia, probabilmente nessuno la leggerà, ma questa iniziativa mi ha colpito profondamente, perché molto profondo e personale è il tema.

Il succo sono le simpatiche cartoline super social che sono state ideate con lo scopo di spingere gli utenti a metterle sulle proprie bacheche, diffondendo il messaggio che il Ministero vuole far arrivare a tutta la popolazione.

Concordo con il fatto che ci voglia più informazione sulla fertilità, ma soprattutto sull’infertilità, sulle sue cause, su come prevenire… Sono tutti argomenti che bisogna conoscere, che bisogna spiegare e che non bisogna ridicolizzare. Loro l’hanno ridicolizzati.

Non me la prendo con i creativi, avrebbero potuto fare di meglio, ma le campagne non vengono pubblicate così come sono state partorite da Art director e copywriter, c’è un cliente che deve dare il suo nulla osta. Il ministero ha approvato questo stile di comunicazione. Il ministero ci ha ridicolizzati proprio in un punto che per tanti può essere profondamente doloroso.

Racconto la mia storia, ma sono certa che ognuno abbia la sua. Io non sono madre e vorrei esserlo più di qualsiasi altra cosa in questo momento. C’è stato un periodo della mia vita in cui non ero interessata alla maternità, adesso vorrei un figlio, sono pronta per un figlio e desidero fortemente conoscerlo. Ma non posso.

Ho avuto il contratto a tempo indeterminato a 29 anni e sono stata tanto tanto fortunata ad ottenerlo. Guadagnavo 920€ al mese. Grazie ai miei genitori, che a loro volta hanno deciso di avere solo me per essere sicuri di darmi un futuro sereno, ho comprato casa con un mutuo di 644€ al mese. Avevo un compagno, da 9 anni allora, lui non lavorava stabilmente ma con partita iva e non quella di liberi professionisti da parcelle astronomiche. Va da sé che non c’erano i presupposti economici per fare un figlio.

Oggi ho 33 anni e il mio compagno se n’è andato (a questo punto posso dire che non c’erano neanche i presupposti sentimentali per un figlio). Ho un lavoro stabile con uno stipendio più alto e un mutuo più basso. Ho un compagno da pochi mesi, anche lui lavorativamente stabile. Ma non posso fare un figlio se non ho una buona percentuale di possibilità di offrirgli due genitori che si amano davvero.

È facile dire fate i figli, ma i motivi per cui non si fanno sono tanti e diversi per ciascuno di noi. In un figlio DEVE esserci poco di creativo, perché un figlio è una responsabilità di chi diventa genitore. Non è la scelta dell’auto o della vacanza. È la scelta di mettere al mondo un essere umano e chi vorrebbe farlo lo ama immensamente da molto prima di provare davvero a farlo. Amare significa anche rinunciare, per il bene dell’altro, di questo bambino che non chiede di nascere, per rispettarlo.

Oggi vorrei un figlio, ma voglio che nasca nell’amore vero, nella serenità. Amo troppo il pensiero di mio figlio per pensare di toglierli questo. Io sono cresciuta con due genitori che sono sempre stati uniti e affiatati, il miglior esempio che potessi avere. Per mio figlio sogno lo stesso e non è una cosa che si crea da un giorno all’altro, anche se l’orologio biologico (o la clessidra che il Ministero ci ha fatto ben vedere) scorre. 

Noi donne lo sappiamo, ce lo ricordiamo tutti i mesi che il tempo scorre, che un altro ovulo se n’è andato e che presto, sempre troppo presto, il nostro corpo smetterà di ricordarcelo. Non ci serve una campagna pubblicitaria per sapere che i figli è più facile farli da giovani, ma nessuno si è interrogato su quanto sia doloroso vederselo sbattere in faccia in questo modo. 

Ho sofferto guardando quelle immagini e leggendo quelle foto. È come quando uno sconosciuto muove una critica forte e dura su un tratto della tua personalità: ci rimani male. Ci sono rimasta male, perché ci penso tutti i giorni a se avrò un figlio. Non quando, se. L’ipotesi rode ed erode. Fa male. Siccome sono certa di non essere l’unica a trovarsi in questa condizione, posso affermare che lo Stato ha deciso di spendere i miei soldi per sovvenzionare un messaggio che provoca sofferenza e frustrazione. Ecco, questo stasera è pesante da digerire, molto più dei peperoni ripieni. Stanotte avrò gli incubi.
PS: fra le cause di infertilità nelle coppie c’è l’eccesso di stress, dovuto anche alla pressione psicologica legata all’aspettativa di avere un figlio. Grazie Lorenzin, anche per questo.

NB: se volete visitare il sito del Fertility Day da mobile, non funziona. La fertilità non è responsive.

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