Myself

Cicatrici ipertrofiche

​Una cicatrice ipertrofica è un tipo di cicatrice riconoscibile perché in rilievo, in quanto sotto al primo strato di tessuto di continuano a formare fibre in eccesso. 
Ho un’ottima cicatrizzazione, solo una volta mi è capitato di sviluppare una cicatrice ipertrofica. Avevo 5 anni e mamma mi aveva comprato un paio di calze bianche con i fiocchetti blu. Ne ero orgogliosissima, mi facevano sentire una signorina in accoppiata con la gonna a pieghe blu che faceva la ruota. Le sfoggiai un giorno a scuola, ma uscendo, presa dall’euforia che solo a 5 anni puoi avere, cominciai a correre lungo il marciapiede tentando di prendere la mia amichetta del cuore. In questa corsa forsennata l’asfalto appena ricostituito mi colse in fallo e caddi rovinosamente. Tanto dolore al ginocchio e ancor di più per aver irrimediabilmente distrutto le mie bellissime calze nuove. Memento di quell’evento, come per non dimenticare che correre troppo e senza attenzione porta a risultati disastrosi, fu una cicatrice ipertrofica sul ginocchio. Mi ha accompagnato fino a oltre i venti anni, sempre bianca, sempre in rilievo, in mezzo al mio ginocchio ben fornito di melanina.

Poi piano piano è scomparsa, è diventata prima liscia e poi ha acquistato il colore della pelle circostante. Oggi non immagineresti che lì c’era un’orribile cicatrice.
Un anno e mezzo fa mi sono ferita nuovamente, non ho distrutto calze, ma sono caduta rovinosamente mentre stavo correndo. Ricorrevo il futuro che mi ero costruita in testa, volevo prenderlo con tutte le mie forze e quando credevo di esserci ho allungato la mano, si è spostato e mi ha fatto incontrare il duro pavimento della realtà. Che scontro! Il risultato è stata una grossa ferita, che ho messo tutte le mie forze per curare rapidamente. Ci ho buttato su dell’alcool, che, si sa, disinfetta. Le ho levato il nutrimento, così non poteva crescere ancora. Poi bagni di acqua e sale, perché si dice che il mare curi tutte le ferite. Infine ci ho messo su un bel cerotto, in maniera che non prendesse aria, che nessuno potesse vederla e che anche io pian piano dimenticassi la sua inestetica presenza. Ha funzionato, c’è chi ha presto dimenticato, anche io in certi momenti ho creduto davvero che non facesse più male. Se non fosse che su una ferita che non è proprio chiusa, appena prendi un piccolo colpo, senti un dolore più forte. Ogni piccolo colpo è stato a lungo un dolore forte, interno, intimo. Un dolore che fa piangere, ma in solitudine. La ferita è diventata una cicatrice ipertrofica, gonfia e rossa. Il tessuto là sotto è cresciuto e spinge fuori, ogni tanto arriva una bottarella che mi fa riprovare tutto quel dolore là. “Credevi di avermi battuto, invece sto ancora qua, proprio come mi avevi lasciato”. Sto aspettando di non vederla più, sto aspettando che si appiani e prenda il colore della pelle che la circonda. Attendo di vederla abbronzata e sana. Attendo che quel dolore non compaia più, che diventi solo un ricordo.

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