Myself

Lividi

Quest’anno ti dedico un pezzo di Enrica Tesio. Ha trovato lei le parole giuste per dirti cosa mi accade e perché sono qui a scriverti.

Tu sei il mio livido, ti premo spesso, ancora. Vorrei smetterlo di farlo, e accadrà, ma non smetterò di ripetere i miei (nostri) riti. Il 13 dicembre a mezzanotte ti arriveranno sempre i miei auguri. Il 13 luglio ti scriverò sempre delle parole qui, perché ho bisogno di ricordarmi che non ci siamo inventati, ci siamo stati.

E intanto mi disinnamoravo nonostante le mie resistenze. Perché funziono così. C’era questo ragazzo con cui avevo chiuso. Mi aveva lasciato un livido su una coscia l’ultima volta che avevamo fatto l’amore, un’impronta grande come un pollice. Ogni sera ci premevo sopra forte, perché pensavo “quando sarà scomparsa non ci sarà più traccia di lui”. Per me era sempre il secondo dopo l’addio e invece c’erano state in mezzo notti, giorni e poi stagioni. Gli altri si riprendevano (si riprendono) sempre prima, sono pronti a riprendersi, io restavo lì a guardare un livido che non si riassorbiva perché da sola premevo sul punto dolente. A questo servivano la musica struggente, i libri, le foto, le lettere che non si riescono ad archiviare. Anche fare l’amore con gli altri uomini, subito dopo, è sempre stato questo: premere sul livido.

E intanto mi disinnamoravo e facevo la conta degli errori, li contavo ma non imparavo. Qualcuno dice che sbagliando si impara, che serve tutto, anche il dolore. Ma a me il dolore insegnava solo la paura e la paura ti fa vivere contratto. Tipo la faccia di un bambino che aspetta l’arrivo di uno schiaffo, strizza gli occhi, stringe i denti, serra le labbra, aggrotta la fronte, increspa le ciglia. Si prepara all’impatto, lo sa che può arrivare, quindi è meglio farsi una maschera, farsi resistente. Ecco se imparassimo davvero schiveremmo la sberla, invece di rimanere lì con l’anima rattrappita e la faccia di chi ha ingoiato un limone. Intanto mi disinnamoravo, ma che faccia da scema che avevo.

E intanto mi disinnamoravo e ogni tanto passavo dai nostri posti, dalle nostre strade e non ti trovavo. Chissà quante volte bisogna passarci perché diventi davvero passato.

E intanto mi disinnamoravo e ti guardavo. A volte guardare in faccia le persone che hai amato è tornare dopo anni nella scuola di quando eri bambino. Tutto ti sembra più piccolo, limitato, ristretto. Provi una fitta di nostalgia, ma sei cresciuto, non è più cosa tua.

E intanto mi disinnamoravo e disinnamorarsi è un processo. Un processo che ha bisogno di colpevoli. E allora ti colpevolizzavo e mi scagionavo, ti scagionavo e ti colpevolizzavo. Ci sono le attenuanti Vostro Onore: soffrivamo di infermità sentimentale!

E intanto mi disinnamoravo e non capivo quando il mondo avesse smesso di girare per iniziare a rotolare.

E intanto mi disinnamoravo, ma lo facevo male. C’era quest’altro ragazzo con cui avevo chiuso. Ci mandavamo un messaggio solo la notte di luna piena. “Guardami nella luna”. Per un anno, qualsiasi cosa accadesse ci pensavamo. Era un modo per portare il fiore sulla tomba del nostro amore, per dire che sentivamo la mancanza l’una dell’altro. Ho bisogno dei riti, i riti danno senso alla realtà. Porto tributi alla maggior parte dei miei amori passati. Sono pensieri, il piacere di sentirsi dire “non ci siamo inventati, ci siamo stati”.

E intanto mi disinnamoravo e non vedevo l’ora di arrivare. Dove? Non mi è ancora dato di sapere.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...